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L’OMBELICO DEL MONDO. Viaggio sentimentale intorno alla Città della Potta

2019 – L’OMBELICO DEL MONDO. Viaggio sentimentale intorno alla Città della Potta (ASTERIONE EDITORE)

Esiste oppure no il provincialismo? E la “modenesità” è una categoria topografica, psicografica o dello spirito? Scrivere di luoghi, persone e memorie, pescate dall’autore come un orso a caccia di salmoni, appostato cioè in quel preciso punto geografico dove risalgono la corrente e non altrove, in questo caso un ombelico, è da considerarsi una diminutio solo perché la vanvera fa rima con Modena?

Solo perché la città della Potta è a un tempo centrica ed eccentrica, prima astronave e poi pianeta attorno al quale si fa strada l’orbita del ragionamento? 

Come disse Pier Paolo Pasolini “in provincia di Modena un uomo colto è con un piede nella melma piccolo borghese e con l’altro nei regni della morte”. Questa la risposta del letterato.   

La risposta del lettore è affidata ai sentimenti che affiorano a tratti, una pagina via l’altra, insieme a dotte esegesi, battute sagaci, squisite leccornie, argute speculazioni, brillanti frequentazioni, personaggi e fantasmi che, come quello dell’opera, proprio non possono fare a meno di fare la loro comparsa.

Forse, a sua insaputa, questo libro è anche un testo teatrale, dove un coro greco di vivi, morti, vampiri e gufi impagliati dice la sua. Con tutte quelle soubrettes che ancora entrano ed escono dall’Hotel Canalgrande sembra di andare a braccetto col passato, sotto un portico dove si possono incontrare Antonio Delfini, Ciro Menotti e il Marchese De Sade, e, seduto in quel caffè, sornione e bizzarro, Mario Molinari.

Forse, a modo suo, è anche un rimedio, uno di quegli impiastri che i farmacisti facevano mettere ai malati per curare malanni veri e immaginari, come la pazzia geminiana, una patologia effettivamente impossibile da classificare, ma decisamente irresistibile, e per gli abitanti di questa parte di mondo, ineludibile.

Stay Foolish, diceva Steve Jobs. Avesse conosciuto da vicino la pazza folla della Ghirlandina, non avrebbe perso tempo a raccomandarsi.

È il teatro di autoscontri storici, è l’asse viario di una topografia psicogeografica, è teoria e pratica dello gnocco e del tortello fritto, di rendez-vous “con le gambe sotto il tavolo”, è profumo di palude e di luoghi lacustri. È nebbia, se vogliamo, e insieme magone, perché “Modena com’era è anche Modena come continua ad essere” scrive Barbolini, ed è invisibile, anche se c’è.

È un caleidoscopio dotto e a un tempo un po’ lisergico, questo libro, che scruta scrittori, disserta di scritture, e che, con la precisione di un monaco, disegna miniature.

Un modo per scoprire che un fiume divide l’orizzonte modenese in Medioevo e Illuminismo, e che la città non è distesa ma raccolta intorno a una via Emilia che, appena fuori le mura, somiglia a “un vecchio pitone in agonia”.

Che altro c’è? La celeberrima erre di Francesco Guccini, l’humus inconfondibile delle storie di Giuseppe Pederiali, vivificato da spade, sortilegi, fionde e palle di neve, i misteriosi, nonché gaudenti, acquerelli di Giuliano Della Casa, l’interesse per il corpo che si fa letteratura, ricordando, anche accademicamente, Gian Paolo Biasin.

C’è il Delta Del Po, Palazzo Ducale, e FUOCOfuochino, la casa editrice più piccola del mondo, ci sono preziose lezioni su come una storia diventi un intreccio, e, siccome siamo tra la via Emilia e il West, non mancano neppure i cow boy.

Pesci veri e immaginari, Swingin London e Swingin Modena, capelloni e aristocratici, anime e sagome, Bonvi, Edmondo Berselli e una pioggia di batraci.

Non manca il sesso, con un cameo dedicato alla Gina della Spider Rossa e il racconto di come nacque l’antologia della poesia erotica italiana, scritta da Barbolini a quattro mani con Guido Almansi per Longanesi.

C’è l’umanizzazione degli animali, a partire dal cane di Giorgio Giusti, che per l’appunto, si chiamava Uomo, e la mutazione fantastica dei personaggi, nel loro essere drago, vampiro o foionco secondo paragrafo.

C’è la realtà con tutto il suo contraltare, se è vero, come è vero, che “il miglior pesce è un porco”.

É un carnevale, questo libro, così pavironico, mascherato e festoso. Ed è un funerale questo libro, così nostalgico, struggente e mesto.

Dirli tutti, uno per uno, attori e comparse di questa commedia, è impossibile. Ma all’appello, anche se non sembra, qui rispondono anche gli assenti.

Barbolini lo dice col barbiere degli dei, altra voce di questo coro, “nel nostro mestiere è tutta una questione di sfumature”.   

Il volume, pp. 377, ISBN 9788894365139, è in vendita online al prezzo di copertina di € 16.00 sul sito di riferimento, all’indirizzo www.asterionelegge.it

11-05-2019 – Comunicato stampa Modena: L’OMBELICO DEL MONDO. Viaggio sentimentale intorno alla città della Potta

2019 – L’OMBELICO DEL MONDO. Viaggio sentimentale intorno alla Città della Potta (ASTERIONE EDITORE)

COMUNICATO STAMPA

SABATO 11 MAGGIO 2019, ORE 18.00

Libreria UBIK, Via dei Tintori, 22, Modena

ASTERIONE PRESENTA

 “L’OMBELICO DEL MONDO. Viaggio sentimentale intorno alla Città della Potta”

DI ROBERTO BARBOLINI

Sabato 11 maggio 2019 alle 18.00, presso la libreria Ubik di via dei Tintori 22 a Modena, la casa editrice “Asterione” presenta “L’ombelico del mondo. Viaggio sentimentale intorno alla città della Potta”, scritto da Roberto Barbolini per la collana Aemiliana.

L’autore ne discute con Alberto Bertoni  e Roberto Franchini.

Esiste oppure no il provincialismo? E la “modenesità” è una categoria topografica, psicografica o dello spirito? Scrivere di luoghi, persone e memorie, pescate dall’autore come un orso a caccia di salmoni, appostato cioè in quel preciso punto geografico dove risalgono la corrente e non altrove, in questo caso un ombelico, è da considerarsi una diminutio solo perché la vanvera fa rima con Modena?

Solo perché la città della Potta è a un tempo centrica ed eccentrica, prima astronave e poi pianeta attorno al quale si fa strada l’orbita del ragionamento? 

Come disse Pier Paolo Pasolini “in provincia di Modena un uomo colto è con un piede nella melma piccolo borghese e con l’altro nei regni della morte”. Questa la risposta del letterato.   

La risposta del lettore è affidata ai sentimenti che affiorano a tratti, una pagina via l’altra, insieme a dotte esegesi, battute sagaci, squisite leccornie, argute speculazioni, brillanti frequentazioni, personaggi e fantasmi che, come quello dell’opera, proprio non possono fare a meno di fare la loro comparsa.

Forse, a sua insaputa, questo libro è anche un testo teatrale, dove un coro greco di vivi, morti, vampiri e gufi impagliati dice la sua. Con tutte quelle soubrettes che ancora entrano ed escono dall’Hotel Canalgrande sembra di andare a braccetto col passato, sotto un portico dove si possono incontrare Antonio Delfini, Ciro Menotti e il Marchese De Sade, e, seduto in quel caffè, sornione e bizzarro, Mario Molinari.

Forse, a modo suo, è anche un rimedio, uno di quegli impiastri che i farmacisti facevano mettere ai malati per curare malanni veri e immaginari, come la pazzia geminiana, una patologia effettivamente impossibile da classificare, ma decisamente irresistibile, e per gli abitanti di questa parte di mondo, ineludibile.

Stay Foolish, diceva Steve Jobs. Avesse conosciuto da vicino la pazza folla della Ghirlandina, non avrebbe perso tempo a raccomandarsi.

È il teatro di autoscontri storici, è l’asse viario di una topografia psicogeografica, è teoria e pratica dello gnocco e del tortello fritto, di rendez-vous “con le gambe sotto il tavolo”, è profumo di palude e di luoghi lacustri. È nebbia, se vogliamo, e insieme magone, perché “Modena com’era è anche Modena come continua ad essere” scrive Barbolini, ed è invisibile, anche se c’è.

È un caleidoscopio dotto e a un tempo un po’ lisergico, questo libro, che scruta scrittori, disserta di scritture, e che, con la precisione di un monaco, disegna miniature.

Un modo per scoprire che un fiume divide l’orizzonte modenese in Medioevo e Illuminismo, e che la città non è distesa ma raccolta intorno a una via Emilia che, appena fuori le mura, somiglia a “un vecchio pitone in agonia”.

Che altro c’è? La celeberrima erre di Francesco Guccini, l’humus inconfondibile delle storie di Giuseppe Pederiali, vivificato da spade, sortilegi, fionde e palle di neve, i misteriosi, nonché gaudenti, acquerelli di Giuliano Della Casa, l’interesse per il corpo che si fa letteratura, ricordando, anche accademicamente, Gian Paolo Biasin.

C’è il Delta Del Po, Palazzo Ducale, e FUOCOfuochino, la casa editrice più piccola del mondo, ci sono preziose lezioni su come una storia diventi un intreccio, e, siccome siamo tra la via Emilia e il West, non mancano neppure i cow boy.

Pesci veri e immaginari, Swingin London e Swingin Modena, capelloni e aristocratici, anime e sagome, Bonvi, Edmondo Berselli e una pioggia di batraci.

Non manca il sesso, con un cameo dedicato alla Gina della Spider Rossa e il racconto di come nacque l’antologia della poesia erotica italiana, scritta da Barbolini a quattro mani con Guido Almansi per Longanesi.

C’è l’umanizzazione degli animali, a partire dal cane di Giorgio Giusti, che per l’appunto, si chiamava Uomo, e la mutazione fantastica dei personaggi, nel loro essere drago, vampiro o foionco secondo paragrafo.

C’è la realtà con tutto il suo contraltare, se è vero, come è vero, che “il miglior pesce è un porco”.

É un carnevale, questo libro, così pavironico, mascherato e festoso. Ed è un funerale questo libro, così nostalgico, struggente e mesto.

Dirli tutti, uno per uno, attori e comparse di questa commedia, è impossibile. Ma all’appello, anche se non sembra, qui rispondono anche gli assenti.

Barbolini lo dice col barbiere degli dei, altra voce di questo coro, “nel nostro mestiere è tutta una questione di sfumature”.   

Il volume, pp. 377, ISBN 9788894365139, è in vendita online al prezzo di copertina di € 16.00 sul sito di riferimento, all’indirizzo www.asterionelegge.it

Biografia

Roberto Barbolini (Formigine, 1951) è narratore e saggista. Si è occupato di teatro, di letteratura fantastica e di poesia erotica. Al poliziesco ha dedicato numerosi saggi tra cui “Stephen King contro il Gruppo 63” (1999), finalista al premio Viareggio, e la prefazione ai romanzi e racconti di Dashiell Hammett (2003) per i Meridiani Mondadori. Premio Dessì con i racconti de “La strada fantasma” (1991), tra i suoi romanzi ricordiamo “Il Punteggio di Vienna (1995), “Piccola città bastardo posto” (1998), “Ricette di famiglia” (2011) e “L’uovo di colombo” (2014). Per La Nave di Teseo nel 2017 ha pubblicato “Vampiri conosciuti di persona”.

Asterione

La casa editrice

Asterione è nata sui banchi di una scuola media modenese e prende il nome dal Minotauro del labirinto cretese. Secondo Borges, il Minotauro rimpiangeva di non avere mai saputo distinguere una lettera dall’altra. Secondo i fondatori ”ci ha messo quarant’anni a imparare a leggere. Ora che ha imparato, si concede il lusso di leggere solo i libri che ama e di pubblicare solo quelli”.

Asterione pubblica autori della sua terra (collana Aemiliana) ed eccentrici foresti (collana Ouroboros), con la direzione editoriale dello scrittore Roberto Barbolini .

Un catalogo che un titolo dopo l’altro, forse, riuscirà ad indicare la strada. Quale? Quella dei sentieri che portano alle quattordici uscite del labirinto.

Modena, aprile 2019

SABATO 11 MAGGIO ORE  18.00

LIBRERIA UBIK di via dei Tintori 22, Modena

ROBERTO BARBOLINI presenta “L’OMBELICO DEL MONDO. Viaggio sentimentale intorno alla città della Potta”.

pp. 377

ISBN 9788894365139 (ASTERIONE EDITORE)

Ufficio Stampa e Relazioni Esterne

Cristiana Minelli

cristiana.minelli@alice.it

mob. +39 347 0748707

13-05-2019 – Comunicato stampa Milano: L’OMBELICO DEL MONDO. Viaggio sentimentale intorno alla città della Potta

2019 – L’OMBELICO DEL MONDO. Viaggio sentimentale intorno alla Città della Potta (ASTERIONE EDITORE)

COMUNICATO STAMPA

LUNEDÌ 13 MAGGIO 2019, ORE 18.00

Libreria Popolare di via Tadino 18, Milano

ASTERIONE PRESENTA

 “L’OMBELICO DEL MONDO. Viaggio sentimentale intorno alla Città della Potta”

DI ROBERTO BARBOLINI

Lunedì 13 maggio alle 18.00, presso la Libreria Popolare di via Tadino 18, Milano, la casa editrice “Asterione” presenta “L’ombelico del mondo. Viaggio sentimentale intorno alla città della Potta” scritto da Roberto Barbolini per la collana Aemiliana.

L’autore ne discute con lo scrittore Guido Conti.

Esiste oppure no il provincialismo? E la “modenesità” è una categoria topografica, psicografica o dello spirito? Scrivere di luoghi, persone e memorie, pescate dall’autore come un orso a caccia di salmoni, appostato cioè in quel preciso punto geografico dove risalgono la corrente e non altrove, in questo caso un ombelico, è da considerarsi una diminutio solo perché la vanvera fa rima con Modena?

Solo perché la città della Potta è a un tempo centrica ed eccentrica, prima astronave e poi pianeta attorno al quale si fa strada l’orbita del ragionamento? 

Come disse Pier Paolo Pasolini “in provincia di Modena un uomo colto è con un piede nella melma piccolo borghese e con l’altro nei regni della morte”. Questa la risposta del letterato.   

La risposta del lettore è affidata ai sentimenti che affiorano a tratti, una pagina via l’altra, insieme a dotte esegesi, battute sagaci, squisite leccornie, argute speculazioni, brillanti frequentazioni, personaggi e fantasmi che, come quello dell’opera, proprio non possono fare a meno di fare la loro comparsa.

Forse, a sua insaputa, questo libro è anche un testo teatrale, dove un coro greco di vivi, morti, vampiri e gufi impagliati dice la sua. Con tutte quelle soubrettes che ancora entrano ed escono dall’Hotel Canalgrande sembra di andare a braccetto col passato, sotto un portico dove si possono incontrare Antonio Delfini, Ciro Menotti e il Marchese De Sade, e, seduto in quel caffè, sornione e bizzarro, Mario Molinari.

Forse, a modo suo, è anche un rimedio, uno di quegli impiastri che i farmacisti facevano mettere ai malati per curare malanni veri e immaginari, come la pazzia geminiana, una patologia effettivamente impossibile da classificare, ma decisamente irresistibile, e per gli abitanti di questa parte di mondo, ineludibile.

Stay Foolish, diceva Steve Jobs. Avesse conosciuto da vicino la pazza folla della Ghirlandina, non avrebbe perso tempo a raccomandarsi.

È il teatro di autoscontri storici, è l’asse viario di una topografia psicogeografica, è teoria e pratica dello gnocco e del tortello fritto, di rendez-vous “con le gambe sotto il tavolo”, è profumo di palude e di luoghi lacustri. É nebbia, se vogliamo, e insieme magone, perché “Modena com’era è anche Modena come continua ad essere” scrive Barbolini, ed è invisibile, anche se c’è.

È un caleidoscopio dotto e a un tempo un po’ lisergico, questo libro, che scruta scrittori, disserta di scritture, e che, con la precisione di un monaco, disegna miniature.

Un modo per scoprire che un fiume divide l’orizzonte modenese in Medioevo e Illuminismo, e che la città non è distesa ma raccolta intorno a una via Emilia che, appena fuori le mura, somiglia a “un vecchio pitone in agonia”.

Che altro c’è? La celeberrima erre di Francesco Guccini, l’humus inconfondibile delle storie di Giuseppe Pederiali, vivificato da spade, sortilegi, fionde e palle di neve, i misteriosi, nonché gaudenti, acquerelli di Giuliano Della Casa, l’interesse per il corpo che si fa letteratura, ricordando, anche accademicamente, Gian Paolo Biasin.

C’è il Delta Del Po, Palazzo Ducale, e FUOCOfuochino, la casa editrice più piccola del mondo, ci sono preziose lezioni su come una storia diventi un intreccio, e, siccome siamo tra la via Emilia e il West, non mancano neppure i cow boy.

Pesci veri e immaginari, Swingin London e Swingin Modena, capelloni e aristocratici, anime e sagome, Bonvi, Edmondo Berselli e una pioggia di batraci.

Non manca il sesso, con un cameo dedicato alla Gina della Spider Rossa e il racconto di come nacque l’antologia della poesia erotica italiana, scritta da Barbolini a quattro mani con Guido Almansi per Longanesi.

C’è l’umanizzazione degli animali, a partire dal cane di Giorgio Giusti, che per l’appunto, si chiamava Uomo, e la mutazione fantastica dei personaggi, nel loro essere drago, vampiro o foionco secondo paragrafo.

C’è la realtà con tutto il suo contraltare, se è vero, come è vero, che “il miglior pesce è un porco”.

È un carnevale, questo libro, così pavironico, mascherato e festoso. Ed è un funerale questo libro, così nostalgico, struggente e mesto.

Dirli tutti, uno per uno, attori e comparse di questa commedia, è impossibile. Ma all’appello, anche se non sembra, qui rispondono anche gli assenti.

Barbolini lo dice col barbiere degli dei, altra voce di questo coro, “nel nostro mestiere è tutta una questione di sfumature”.   

Il volume, pp. 377, ISBN 9788894365139, è in vendita online al prezzo di copertina di € 16.00 sul sito di riferimento, all’indirizzo www.asterionelegge.it

Biografia

Roberto Barbolini (Formigine, 1951) è narratore e saggista. Si è occupato di teatro, di letteratura fantastica e di poesia erotica. Al poliziesco ha dedicato numerosi saggi tra cui “Stephen King contro il Gruppo 63” (1999), finalista al premio Viareggio, e la prefazione ai romanzi e racconti di Dashiell Hammett (2003) per i Meridiani Mondadori. Premio Dessì con i racconti de “La strada fantasma” (1991), tra i suoi romanzi ricordiamo “Il Punteggio di Vienna (1995), “Piccola città bastardo posto” (1998), “Ricette di famiglia” (2011) e “L’uovo di colombo” (2014). Per La Nave di Teseo nel 2017 ha pubblicato “Vampiri conosciuti di persona”.

Asterione

La casa editrice

Asterione è nata sui banchi di una scuola media modenese e prende il nome dal Minotauro del labirinto cretese. Secondo Borges, il Minotauro rimpiangeva di non avere mai saputo distinguere una lettera dall’altra. Secondo i fondatori ”ci ha messo quarant’anni a imparare a leggere. Ora che ha imparato, si concede il lusso di leggere solo i libri che ama e di pubblicare solo quelli”.

Asterione pubblica autori della sua terra (collana Aemiliana) ed eccentrici foresti (collana Ouroboros), con la direzione editoriale dello scrittore Roberto Barbolini .

Un catalogo che un titolo dopo l’altro, forse, riuscirà ad indicare la strada. Quale? Quella dei sentieri che portano alle quattordici uscite del labirinto.

Modena, aprile 2019

LUNEDÌ 13 MAGGIO ORE  18.00

Libreria Popolare di via Tadino 18, Milano

ROBERTO BARBOLINI presenta “L’OMBELICO DEL MONDO. Viaggio sentimentale intorno alla città della Potta”, insieme allo scrittore Guido Conti

pp. 377

ISBN 9788894365139 (ASTERIONE EDITORE)

Ufficio Stampa e Relazioni Esterne

Cristiana Minelli

cristiana.minelli@alice.it

mob. +39 347 0748707

21-09-2017 – Vampiri Conosciuti di Persona : Il nuovo libro di Roberto Barbolini.

Mercoledì 21 settembre esce “VAMPIRI CONOSCIUTI DI PERSONA”, il mio nuovo libro edito da La Nave di Teseo (239 pagine, 15 euro).  Qui sotto un brano tratto dalla parte intitolata “Il sistema del Dottor Morte”.                      

 

 

                        Il sistema del Dottor Morte

  In principio era il buio. Buio e freddo. Non il freddo che fa rabbrividire ma basta un fuoco di bivacco a riscaldare; un freddo proprio da ghiacciaio, che iberna fossili e tracce di vite passate in un’immemore vita minerale, in attesa di un impossibile risveglio. Che fosse impossibile lo sapevo bene. Eppure mi stavo risvegliando. Con il mio arco in legno di tasso e le frecce acuminate che tenevo nella faretra sarei di nuovo andato a caccia di cervi e di stambecchi; con queste mie mani diacce come la morte avrei ancora raccolto bacche tra le forre e i dirupi del Similaun. E nelle lunghe veglie invernali accanto ai fuochi, quando i lupi ululano di lontano dalle foreste grigie, per generazioni e generazioni gli anziani avrebbero narrato la storia del cacciatore che era riuscito a tornare dal regno dei morti.

   L’orrore è arrivato subito dopo. Sollevando con immensa fatica il braccio, ho esplorato a tentoni il buio circostante. La mia mano ancora semiassiderata, pesante come il piombo, ha incontrato un ostacolo. Lentamente, per via delle stilettate dolorose che il sangue riprendendo a circolare infliggeva alle mie dita intorpidite, ho esplorato lo spazio che mi circondava mentre dentro di me cresceva l’angoscia. Il mio corpo giaceva in un involucro vellutato eppure duro come il legno. Qualcosa di funereo come una gondola. Qualcosa che non somigliava a una gondola ma a una bara. Anzi: era proprio una bara. La verità si è fatta strada nella mia mente come un bisturi che incide la carne senza anestesia, causandomi un dolore sovrumano, dal quale il mio corpo appena risorto dai ghiacci del Similaun non ha saputo trovare riparo. 

  Paralizzato dal terrore, ho pregato di morire di nuovo, ma i miei occhi restavano spalancati. Il respiro si è fatto affannoso per un’improvvisa fame d’aria.  Sepolto vivo: così sarei finito, dopo l’inutile combattimento di Armageddon contro le schiere immonde delle rane balzate fuori dalle bocche spergiure del dragone, della bestia e del falso profeta. Nemmeno nei miei incubi peggiori mi sarei mai sognato una fine così terribile, prigioniero fino all’ultimo respiro d’un legno che non galleggia ma sprofonda, sotterrandoti con sé nel buio eterno. Con sgomento, con allucinata rassegnazione, ho dovuto ammettere che il Dottor Morte aveva vinto.

  Tutto è incominciato in una torpida domenica di dicembre.

  Un improvviso leggero capogiro, il primo della mia vita. Impossibile respirare, come se l’aria fosse di piombo. E i miei polmoni, le branchie d’un pesce in agonia. L’ululato dell’ambulanza. «Come si chiama, perdìo, come si chiama?» urla sgarbata l’infermiera volontaria. Sto agonizzando e lei, invece di salvarmi, pensa già a rubricarmi all’anagrafe dei morti. Finalmente riesco a svenire. Mi risveglio in un letto d’ospedale, coperto di tubi e incapace di parlare (…)

  La stanza in cui mi trovo ha la smorta tonalità bianco-giallastra d’un uovo covato in batteria, andato a male da un pezzo. Sulla parete di fronte un orologio tondo, con le cifre in numeri romani, segna sempre l’una e 25. Non so neppure se sia notte o giorno. Angoscia improvvisa di essere già crepato: forse le lancette si sono fermate all’ora esatta della mia morte e per me –solo per me– il tempo ha smesso di scorrere. Questo ospedale dei dannati, questo letto di chiodi e di ghiaccio in cui giaccio da più di tremila anni, sarebbero dunque l’aldilà. Ma se davvero sono morto, morto del tutto, perché continuo a pensare?

01-03-2017 – WikiSource propone Beethoven 27% di Roberto Barbolini come rilettura del mese

2017-03-26 - WIKISOURCE PROPONE BARBOLINI COME RILETTURA
WIKISOURCE PROPONE BEETHOVEN 27% BARBOLINI COME RILETTURA

BEETHOVEN 27%

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