Archivi tag: Barbolini

Musei Civici, Sala dell’Archeologia – VI PRENDO TUTTI PER IL…PARNASO! Intervista impossibile ad Alessandro Tassoni

Nell’ambito della mostra “Alessandro Tassoni, spirito bisquadro”, domenica 6 marzo alle 17 presso la Sala dell’Archeologia dei Musei Civici di Palazzo dei Musei, si terrà l’appuntamento “VI PRENDO TUTTI PER IL…PARNASO! Intervista impossibile ad Alessandro Tassoni” con Roberto Barbolini, scrittore e giornalista, e Giordano Bruno Ventavoli, scrittore e responsabile di “Tuttolibri” – La Stampa.

L’incontro, che si preannuncia divertente e ricco di soprese, cresce attorno ad uno scoop straordinario: due aficionados della “Secchia rapita” sono riusciti a scovare il suo autore nell’aldilà e l’hanno convinto a vuotare il sacco sui suoi contemporanei e sui posteri, ma soprattutto sulla Città della Potta, ovvero la città di Modena. Altri dettagli li aggiunge Barbolini «La prima sorpresa è stata la sua forma fisica: per essere un signore di quattrocentocinquant’anni, il nobiluomo Alessandro Tassoni non se la passa affatto male. Parola nostra, ne dimostra sì e no la metà. Abbiamo appreso che nel suo attuale buen retiro tira di scherma tutti i santi giorni e fa palestra sotto la guida del personal trainer di Sylvester Stallone. Ma questo, invece di rassicurarci, almeno sulla carta aumentava le nostre preoccupazioni: il personaggio ha fama d’incazzoso e la merita tutta. Da ragazzo era una specie di bullo che girava con una street gang dell’epoca dalle parti di Nonantola, né crescendo mise la testa a partito. A un frate che in un sonetto l’aveva definito “cigno segoso da porcile” rispose facendolo bastonare; mentre la sua inimicizia per il nobilastro ferrarese Alessandro Brusantini gli cavò dalla penna il personaggio più riuscito della Secchia rapita: il roboante e vile Conte di Culagna. Antiaristotelico, antipetrarchista, antispagnolo, Tassoni è sempre stato un bastian contrario capace di contraddire anche se stesso. Convincerlo a lasciarsi intervistare, credeteci, non son state rose e fiori… Alla fine però ce l’abbiamo fatta: il gran Bisquadro, come gli piace definirsi, orgoglioso di non avere la testa quadra ma fuori squadra, ha accettato di fare una chiacchierata in esclusiva con noi due pennivendoli, come ci ha subito definiti con il suo garbo consueto, ed eccoci qui, pronti a incominciare. Avanti dunque con la prima domanda, e che Iddio ce la mandi buona…».

 

Modenese di sette cotte, Roberto Barbolini ha lavorato con Giovanni Arpino alle pagine culturali del Giornale di Montanelli, è stato redattore e critico teatrale di Panorama e collabora al QN-Quotidiano nazionale. Si è occupato di poesia erotica, ha scritto saggi sul poliziesco, tra cui Stephen King contro il Gruppo 63 (1999) finalista al Viareggio, e la prefazione ai Romanzi e racconti di Dashiell Hammett per i Meridiani Mondadori. Cultore di Antonio Delfini, nel 2009 gli ha dedicato il testo teatrale Io parlo ai perduti, prodotto dall’Ert con la regia di Claudio Longhi. Tra i suoi romanzi si segnalano Il punteggio di Vienna (Rizzoli 1995), Piccola città bastardo posto (Mondadori 1998), Ricette di famiglia (Garzanti 2011) e L’uovo di colombo (Mondadori 2014), da lui definito “romanzo eroicomico” in omaggio al Tassoni, che vi compare anche come personaggio.

 

Giordano Bruno Ventavoli, giornalista de «La Stampa»e traduttore dall’ungherese, vive e lavora a Torino. È autore di gialli ambientati in ambito mitologico e nelle periferie delle grandi città dell’Italia del nord, tra pornografia, prostituzione, immigrazione clandestina e nuova tratta degli schiavi, animando trame ben congegnate con una scrittura briosa e immaginifica, ricca di metafore sorprendenti.

L’uovo di Colombo

Roberto Barbolini - L'uovo di colombo
2014 – L’uovo di colombo
Si può ridere davanti alla fine del mondo? In attesa del Giudizio Universale, che ci darà la risposta definitiva, Barbolini ci mette alla prova con questo romanzo in cui il finimondo scoppia in una città di provincia, mai nominata eppure riconoscibile, per colpa d'un assessore troppo intraprendente e d'una torre campanaria, patrimonio dell'Unesco, proditoriamente tappezzata con le gigantografie di Pavarotti ed Enzo Ferrari in lamina argentata.
 Da qui si snoda una ridda vorticosa di vicende futili ed esilaranti che coinvolge una variegata combriccola di personaggi: dal Grande Scrittore in Incognito, in fuga da se stesso e dal suo doppio, alla categoriale Direttrice di un'importante Fondazione con la effe maiuscola; dal nero padre Tiger, autentico frate guerriero, alla bella e sensuale Clelia, vittima d'incontrollabili bollori erotici, fino al gigantesco Efrem, ultimo addestratore dei battaglieri colombi "triganini".
 Ma tanti altri sono i bizzarri personaggi che sgomitano spudoratamente per superarsi nella staffetta narrativa di questo "romanzo eroicomico" dal risoluto impianto corale.
 Attraverso rivoli e snodi ricchi di humour e di umori, non esclusi quelli stercorari, la trama s'arricchisce di corpose vicende laterali, destinate tutte a confluire nella gran baraonda finale, quando un memorabile castigo sceso dal cielo rimetterà le cose a posto.
 L'uovo di colombo è un romanzo insolito e sorprendente dove Guareschi strizza l'occhio a Gadda, mentre la statua marmorea di Alessandro Tassoni, l'autore della Secchia rapita, annuisce bonaria. La comicità iconoclasta di Barbolini investe il mondo intero, eppure non cede mai a un nichilismo amaro, a una messa alla berlina sprezzante: da ogni personaggio, in queste pagine, si irradia un'energia vitale autentica, un'insopprimibile aspirazione alla felicità capace di suscitare una profonda, umanissima simpatia.